Il Progetto Tematico 2012 è dedicato al tema della Comunità.

Il senso della comunità come senso di preoccupazione e partecipazione nei confronti dell’esistenza degli altri, si è, nelle società postmoderne, molto allentato rispetto al passato.

L’individualismo e l’indifferenza nei confronti dell’altro, tipici del nostro tempo, danno anch’essi luogo a forme di comunità e di relazione interpersonale, nelle quali tuttavia non ne va dell’altro come oggetto di attenzione morale, ma solo del proprio stretto interesse personale. Le cattive azioni invisibili, fatte per egoismo e solitudine affiancano, con la rassicurante apparenza della normalità, il grande male, che per potersi espandere ha bisogno di una larga complicità e di attivare un virus latente all’interno della nostra vita di ogni giorno.

I nostri paesi, comunità soltanto provvisorie, si presentano come realtà atomizzate, frantumate e liquefatte dalla precarietà del nostro vivere. Per ritrovare quel senso di appartenenza al territorio e alle persone, quindi, si ricorre spesso alla parola identità. Dire identità significa affermare che “noi” siamo costituiti da un nucleo sostanziale, che ci caratterizza in modo permanente. L’identità è quindi una potente arma di difesa, che funziona, però, nel senso della chiusura del “noi”: chiusura nel confronto degli “altri”. Appellarsi all’identità risulta quindi addirittura pericoloso per risolvere la complessità dei rapporti umani. L’ossessione identitaria ha particolarmente compromesso la cultura della convivenza, cioè l’attenzione e la cura per lo sviluppo di interrelazioni che non siano dettate solo dall’interesse di “noi” inevitabilmente contrapposti.

Ma, per ricostruire la circolarità della nostra esistenza, contro un certo scetticismo etico, la difesa della serietà della propria esperienza morale appare una forma possibile di resistenza, che smentisce la convinzione che non esista verità o falsità in materia di giudizio pratico, cioè del giudizio che risponde alla domanda: “che cosa devo fare?” e mostra come dal buon uso della nostra indignazione possa risultare una rifondazione, un progetto per una nuova civiltà.

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